Mascherina chirurgica, quali sono le differenze con le altre tipologie?

La mascherina chirurgica è uno degli strumenti più diffusi utilizzati per limitare il contagio da Covid-19. Ma quali differenze ci sono tra le varie tipologie di mascherine? Qui di seguito vi spiegheremo quali sono gli elementi e le caratteristiche che le distinguono. Prima di tutto, però, è necessario capire perché è importante che queste vengano indossate.

Perché si usa la mascherina chirurgica?

L’impiego della mascherina chirurgica monouso risponde all’esigenza di limitare il contagio limitando fortemente la quantità di agenti virali sospesi nell’aria (aerosospesi) e successivamente inalati dalle persone.

Il tipo di protezione offerta dalla mascherina chirurgica monouso è garantita per via meccanica, grazie alla capacità degli strati di materiali filtranti con cui esse sono costruite, di trattenere particelle solide o liquide aerodisperse delle dimensioni simili a quelle potenzialmente infette.

Classificazione delle mascherine

A diversi gradi di efficienza filtrante e di perdita di tenuta verso l’interno delle mascherine facciali corrisponde un diverso grado di protezione, espresso appunto con i numeri 1,2 e 3 dove 1 è indice di minore protezione e 3 indica protezione maggiore.

Non dimentichiamo che la loro efficacia è subordinata al corretto modo di indossarle e portarle, ed al rispetto del tempo massimo di utilizzo.

La sigla FF sta per Semimaschera Filtrante mentre il resto della denominazione sta ad indicare il diverso grado di filtraggio di cui le mascherine sono capaci, in relazione alla dimensione delle particelle e delle sostanze nocive che la loro struttura riesce a schermare.

Mascherina chirurgica, FFP1, FFP2, FFP3: quali sono le differenze?

Mascherina chirurgica

La mascherina chirurgica monouso ha lo scopo di evitare che chi la indossa possa contaminare l’ambiente, in quanto limita la trasmissione di agenti infettivi e ricade nell’ambito dei dispositivi medici.
Questa particolare tipologia di mascherine sono generalmente utilizzate dal personale sanitario per proteggere i pazienti. Il loro utilizzo, generalmente quindi non garantisce la protezione di chi le indossa contro un virus ma se sono indossate dal paziente contagioso, invece, impediscono che esso contagi chi si trova nelle sue vicinanze e che contamini l’ambiente in cui si trova.

Mascherina FFP1

Le mascherine FFP1 hanno una capacità filtrante del 78% e sono adatte al filtraggio di particelle fini e polveri di tipo non tossico (ad esempio: grafite, cemento, legno o silice) sono infatti prevalentemente usate nelle industrie tessili, falegnamerie, nelle catene di produzione alimentare ed in simili ambienti lavorativi, per difendere le vie respiratorie dei lavoratori da pericolose irritazioni.
Possono essere con o senza valvola e possono essere comparate alle cosiddette mascherine chirurgiche, in uso anche in ambito medico o ospedaliero perché, schermando il volto del portatore, evitano la diffusione di materiale biologico, ma, seppur offrendo un utile barriera in più a chi le indossa, non sono in grado di promettere un’efficace protezione da un eventuale contagio virale, anche a causa della loro scarsa aderenza al volto.

Mascherina FFP2

La differenza tra la mascherina FFP2 e quella chirurgica è che la prima è adatta a filtrare un numero maggiore di elementi ed anche particelle fini e tossiche come ad esempio i risultati di levigature metalliche, resine, polveri sottili come quelle derivanti dal taglio del marmo, fumi ed aerosol, muffe, funghi e virus. Un’ulteriore differenza tra maschina FFP2 e chirurgica è che della prima tipologia ne esistono con o senza valvola e difendono dalle particelle cosiddette fibrogeniche, ossia potenzialmente in grado di provocare irritazioni del sistema respiratorio.

Esse sono adatte per la protezione da virus vengono infatti utilizzate anche in ambito sanitario. Attenzione: sono efficaci solo se indossate con precise procedure, se utilizzate nella maniera più corretta e portate per il periodo di tempo consentito, dopodiché sostituite.

Come indossare la mascherina chirurgica e tutti gli altri dispositivi di protezione personale

Ci sono alcune norme igieniche fondamentali che dobbiamo seguire al momento di indossare la mascherina monouso per non comprometterne l’efficacia. Qui di seguito ti illustreremo come indossare la mascherina chirurgica e tutte le altre mascherine (prendiamo ad esempio soprattutto la mascherina chirurgica perché al momento è quella più diffusa).

Lavati le mani

La mascherina chirurgica monouso è distribuita in confezioni sterili. Perciò lava accuratamente le mani prima di toccare la mascherina, altrimenti rischi di infettarla e annullarne l’effetto protettivo. Ricorda di lavarti le mani anche dopo averla tolta.

Fai aderire la mascherina chirurgica al viso

Fai in modo che la mascherina sia il più possibile aderente al volto. La parte superiore della mascherina chirurgica ha un filo metallico che permette di adattarla al viso: questa parte va fatta passare sopra il naso, facendola aderire bene e modellandola.

La parte inferiore invece va fatta passare sotto al mento, ben aderente: la barba può impedire la corretta aderenza e quindi l’efficacia della mascherina chirurgica, perciò andrebbe rasata, mentre i baffi non creano problemi.

Per farla aderire correttamente occorre tirarla bene dietro, se necessario fatti aiutare.

Annodala bene

La mascherina chirurgica ha quattro lacci: i due superiori vanno annodati alla sommità della testa, quelli inferiori dietro il collo. Ovviamente bisogna annodarla bene, in modo che i nodi non si sciolgano!

Non riutilizzarla

La mascherina chirurgica è un presidio monouso, quindi non è possibile riutilizzarla dopo che è stata rimossa.

Tocca la mascherina il meno possibile

Evita di toccare la mascherina mentre la indossi, abbassandola al di sotto di naso e bocca. In questo modo potresti intaccarne la struttura e perdere l’efficacia della protezione. Se hai bisogno di sistemarla, utilizza sempre i lacci con cui aderisce alla testa.

Autore dell'articolo: ElisaP