Nella fabbrica delle quote: intervista alla trading room di Snai

Odi et amo avrebbe detto un prosaico Catullo del rapporto che corre tra uno scommettitore e le quote fornite dagli allibratori, veicolo per cullare i propri sogni di vittoria. E lì, di fronte a quel lungo elenco di codici e partite, risultati possibili e un muro di numeri difficile da decifrare, lì si consuma lo struggimento del giocatore che sussurra alle quote e cerca la combinazione giusta.

Non ne esiste solo una, quello è il dilemma, ce ne sono al punto da non essere quantificabili, quasi viene da rimpiangere il vecchio Totocalcio con quelle sue tredici inafferrabili colonne, eppure così comprensibile nel suo triplice 1-X-2. La partita oggi si gioca su infinite combinazioni, ad ognuno il proprio pronostico e annessa vincita, vige la regola “chi si accontenta gode”. Già, perché su meno squadre si punta, più basso è il moltiplicatore, più sono alte le probabilità di vincita, inversamente proporzionali al denaro che si guadagnerà (poco).

Le strategie, i soldi da scommettere, le quote da selezionare, le moderne scommesse sportive hanno trasformato i giocatori in matematici, fini strateghi attenti ad ogni dettaglio che bilanciano la possibilità di vincita alla difficoltà del pronostico. D’altronde un lavoro ancora più scientifico c’è dietro la formulazione delle quote, calcoli su calcoli che conducono, volendo sintetizzare, sempre alla vittoria del banco. Questo è il compito della trading room, l’ufficio quote, e abbiamo avuto la possibilità di fare qualche domanda ad alcuni esperti dell’operatore più antico in Italia, Snai, che si è imposto sul mercato con l’ippica (più di 25 anni fa) e ha proseguito con le scommesse sportive fino a coprire oggi quella variegata offerta che possono vantare le principali realtà dell’azzardo.

  • Cominciamo dal principio: che cos’è una trading room?

È dove si decide l’allibramento delle partite disponibili in palinsesto, nel nostra caso quello di Snai. Si decidono le quote e si modificano. Qui lavorano esperti nell’accettazione delle giocate che ogni giorno si assumono il rischio di equilibrare i grandi flussi di gioco gestiti dall’operatore.

  • Ecco, i palinsesti. Alcune partite afferiscono a campionati talmente lontani che ci si chiede come sia possibile stabilirne le quote.

Esiste tutta una rete di informazioni che tocca anche i campionati più remoti, parliamo di canali non convenzionali e soprattutto internazionali su cui una grande azienda come la nostra può fare affidamento. È grazie a queste notizie che noi indichiamo la favorita, poi le quote oscillano a seconda del normale flusso di giocate.

  • Quindi è confermato che più scommettitori puntano su una quota più questa tenderà ad abbassarsi?

Sì, senza dubbio. Chiamiamola assicurazione, quando molti scommettono su un preciso risultato è evidente che quello sia il più probabile, se dovesse verificarsi il bookmaker dovrebbe pagare quanti vi hanno puntato, il che è normale ma ovviamente bisogna prevenire abbassando il valore del moltiplicatore diminuendo così la somma da devolvere ai vincitori. E non è l’unico caso in cui operiamo in questo modo.

  • Quali sono gli altri?

Per esempio quando per la stessa partita un concorrente asiatico offre una quota più bassa della nostra, ottenendo come effetto che molti giocatori decidano di fare una sorta di puntata speculativa scommettendo sulla nostra piattaforma. In questo modo giocheranno tutti i risultati possibili (es. 1-x-2) assicurandosi la vittoria, ma in più guadagneranno perché usufruiranno della quota più alta di un altro operatore. Quando scatta un conflitto di questo tipo ci sono due soluzioni: rischiare o adeguarsi alle quote del concorrente.

  • Sembra abbastanza complesso come meccanismo.

Diciamo che con il web è molto semplice avere svariati conti di gioco anche di paesi differenti, non esiste un accordo mondiale per uniformare le quote quindi possono capitare delle discrepanze, generalmente però non si va oltre il mezzo punto, uno 0,5 in più o in meno sulla quota, e parliamo di esagerazioni. Se tutti andassero alla ricerca di un simile espediente nel lungo periodo ci sarebbe un danno per il bookmaker, per fortuna è una strategia abbastanza faticosa che possiamo arginare con poche mosse.

  • Anche se questo accordo non esiste, in realtà sembra esserci. Errato?

Non c’è a livello mondiale ma a livello nazionale c’è un certo adeguamento a delle quote comuni.

  • Come un “copiarsi” a vicenda?

No, come un evitare che nello stesso mercato due operatori offrano quote sensibilmente diverse, cosa che alla lunga lederebbe entrambi.

  • Ma è vero che i bookmaker si assicurano dalle scommesse più rischiose rigiocandole a loro volta contro altri bookmaker?

In Italia questa pratica è totalmente illegale, nel Regno Unito invece è prassi.

  • Quali sono, invece, le differenze tra i nostri giocatori e quelli britannici?

Si può dire che gli italiani amino inseguire il sogno, l’inglese va per una vittoria più semplice ma anche più ridotta. Basti pensare che gli italiani scommettono mediamente su due eventi in più rispetto ai britannici, sempre alla ricerca del moltiplicatore fenomenale, chissà, il retaggio della vecchia schedina che ritorna.

  • Vogliamo chiudere allora con un tipo di giocata che i nostri non hanno ancora preso nelle loro grazie ma che può assicurare un buon payout?

Assicurare è una parola grossa, ma se seguite una squadra, quella del cuore, allora gli scorecast, combinazione tra risultato esatto e marcatori, potrebbero essere quello che fa al caso vostro. Ci vuole fortuna ma anche conoscenza delle forze in campo ma, d’altra parte, il moltiplicatore da sogno è già assicurato.

Autore dell'articolo: Alex Talamo